Brescia My Town feat. F-Orme


Patrocinata dal Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Nuovo Eden, la mostra “Brescia My Town feat. F-Orme” rimane  allestita all’interno dell’ex bunker di Via Odorici 6, nel cuore storico della città, dal 29 giugno al 31 luglio. La mostra nasce dal lavoro degli atelier d’arte attivi nelle due sedi dell’Asilo Notturno San Riccardo Pampuri Fatebenefratelli onlus, in Via Corsica e in Via Moretto. Qui i richiedenti asilo accolti nella struttura vengono coinvolti in progetti artistici e di artigianato che mettono in luce le capacità individuali delle persone coinvolte, offrendo loro una importante occasione di socializzazione e di scambio. La mostra vede anche la presenza della fotografa Ilaria Vidaletti che testimonia con i suoi scatti i volti dei migranti coinvolti nei due progetti, in ritratti dove il tempo sembra fermarsi in un brillante e vibrante chiaro-scuro. Anche la street artist Serena Ofelia Girbuola ha dato la sua disponibilità per partecipare ad un “happening” in cui l’arte di strada elabora i concetti di accoglienza, integrazione ed interazione. L’appuntamento in questo ultimo caso è per il 22 luglio nel plateatico del Bunker. Sempre in questo ampio spazio esterno saranno numerosi gli eventi musicali organizzati per creare momenti di condivisioni con gli abitanti del Carmine e con tutti i visitatori di Brescia My Town. Altri eventi di spicco della manifestazione saranno infine quelli organizzati per l’occasione da Fondazione Brescia Musei: un’anteprima nazionale nel cinema Eden del film “Mediterranea”, presentato a Cannes nel 2015 e un doppio appuntamento in Santa Giulia organizzato per gli accolti della onlus del Fatebenefratelli.

Ecco nel dettaglio i due progetti nelle parole di Giancarlo che ha saputo rappresentare al meglio la parte didascalica della mostra.

BRESCIA MY TOWN
“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre” (José Saramago)
Un viaggiatore sprovvisto di una mappa non va da nessuna parte di sua iniziativa. È in balia degli eventi e prigioniero di una scelta che altri hanno intrapreso per lui.
È da questo pensiero che Filippo De Martino (educatore) e Andrea Lussignoli (mediatore culturale) hanno sviluppato il progetto “Brescia My Town”. Si sono resi conto che i migranti ospitati presso l’Asilo Notturno S. Riccardo Pampuri di via Moretto non avevano idea della città in cui erano accolti… erano dei viaggiatori allo sbando!
Il modo migliore per apprezzare un luogo e muoversi in esso con disinvoltura è visitarlo, esplorarlo e conoscerlo in tutti i suoi vicoli, le sue sfaccettature, le sue storie. Così De Martino e Lussignoli hanno suddiviso i richiedenti asilo in piccoli gruppi e, dopo averli muniti di una mappa della città, hanno affidato loro il compito di guidarli nei luoghi caratteristici, vanto della cittadinanza bresciana. I percorsi, definiti dall’educatore e dal mediatore culturale, attraversavano le principali epoche storiche in cui la nostra città ha subito i mutamenti più radicali: dall’età Romana a Brescia Contemporanea in un itinerario che prevedeva come tappe obbligate anche il periodo medievale e il Rinascimento bresciano.
Dopo aver appreso la storia e l’arte tipica di queste epoche, i richiedenti asilo sono stati stimolati a realizzare delle opere pittoriche dei luoghi visitati, accompagnate da didascalie riportanti le impressioni e le sensazioni suscitate dalle visite turistiche. Dalle foto scattate ai monumenti, ai migranti è stato insegnato a tracciare le linee di forza, le linee immaginarie della composizione lungo le quali sono disposte le forme e i colori. Nella fase immediatamente successiva, gli ospiti dell’Asilo Notturno hanno avuto il compito di riempire le forme, definite dalle linee, con quei colori accesi e piatti che rimandano alle opere artistiche della loro cultura di origine.
I dipinti esposti rappresentano un sincero e convinto passo avanti che i richiedenti asilo hanno mosso verso di noi, i bresciani. Per conoscerci e comprenderci meglio, sono tornati alle nostre origini, in quella Brixia tra il cardo e il decumano a cui dobbiamo tutto quello che siamo.
Un nuovo itinerario non nasce dal nulla ma si sviluppa dalle sterpaglie di antichi e già battuti sentieri siano essi ripidi e scoscesi o piani e lineari. Un viaggiatore si pone una meta ed una direzione non guardando ai luoghi che potrebbe visitare ma a quelli che ha già vissuto… solo in questo modo può crescere, maturare e considerare nuovi orizzonti. Modella e confronta le proprie idee con la realtà in cui è inserito e si mette costantemente in discussione. Ritorna sui passi già dati, per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Ricomincia il viaggio. Sempre.
E noi quanto siamo disposti a viaggiare?
Quanta forza abbiamo per voltarci, fare un passo indietro e avvicinarci a loro, i richiedenti asilo?
Ci hanno distanziato.
Spetta solo a noi decidere di raggiungerli.

F-ORME
“Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici” (proverbio cinese).
E se le foglie si allontanassero, trascinate da una violenta folata di vento, tornerebbero mai alle loro radici? Di chi sarebbero foglie? Una foglia non lascia un’impronta del suo passaggio.
Le orme sono l’espressione più esplicita dello spostamento di qualcuno o di qualcosa su un determinato territorio. Raramente un’orma si mantiene tale per sempre. Muta, evolve ed avanza a seconda del luogo in cui è posta e del piede che la imprime. Per alcuni è un’azione spesso involontaria, a cui non dare troppo peso. Per altri è qualcosa di più. È una dichiarazione chiara di sopravvivenza che testimonia il nostro esserci qui ed ora, in un preciso giorno, anno, periodo storico. È questo che Claudia Zaccagnini e Alessandro Pagnoni, gli educatori ed operatori dell’Asilo Notturno S. Riccardo Pampuri, hanno voluto evidenziare attraverso le opere create dai migranti ospiti presso la struttura.
Il Progetto “F-Orme” permette ai richiedenti asilo di esprimersi liberamente attraverso la scultura, l’arte di dare forma ad un oggetto partendo da un materiale grezzo. La forma, in questo caso, diventa il mezzo attraverso cui i migranti possono lasciare una loro impronta, un segno della loro esistenza e della loro vitalità. Un’orma.
Il destino del richiedente asilo è incerto e nebuloso. L’Asilo Notturno difficilmente sarà l’ultima tappa del suo viaggio. Con questo progetto i migranti hanno l’opportunità di raccontare la propria esperienza, ad esempio, attraverso le forme ondulate delle sculture lignee e di rivivere la propria cultura di appartenenza in un contesto così diverso dal loro ma così attrezzato per questo obiettivo.
Le figure animali, ambientali e astratte racchiudono le esperienze, le emozioni, le sensazioni e i sogni individuali che quotidianamente accompagnano i ragazzi della struttura nel loro percorso per vedere riconosciuti i propri diritti.
Una foglia, quando si posa, diventa l’orma di sé stessa. Testimonia la propria presenza con il picciolo, il lembo e nient’altro. Le radici sono lontane molte miglia, non la possono rivendicare. Al contrario un migrante lascia dietro di sé innumerevoli impronte: una maglietta o una lettera che assorbirà il segreto di quello che una volta era un sorriso, una lacrima o una speranza. Oppure una scultura lucida e fiera che, come una bandiera, si conficca nel terreno conquistato e vi ricrea quelle radici che non lo hanno mai abbandonato.

Vi aspettiamo al Bunker il giovedì venerdì e sabato dalle 18 alle 22